Una mattina a Poggio Rusco

Questa mattina sono andato, insieme ai miei compagni di viaggio, a Poggio Rusco, paesino della provincia di Mantova posizionato in quell’angolino tra il confine emiliano e quello veneto.
Siamo stati invitati a presentare il nostro documentario “Viaggio a Lampedusa” ai ragazzi dell’Istituto Alberghiero Greggiati. Il documentario è servito ad offrire lo spunto per discutere di intercultura tema comune ai numerosi incontri programmati per la mattinata.
Nell’aula multimediale della biblioteca comunale (inserita nel complesso costituito anche da Comune, Scuola e Teatro) abbiamo incontrato in due turni consecutivi prima due quarte classi e poi due terze. Il primo risultato benaugurante era il silenzio calato durante le proiezioni che testimoniava un buon livello di interesse. Le chiacchierate successive hanno confermato la sensibilità e la curiosità di questi ragazzi. Sensibilità ovviamente, e fortunatamente direi, di diverso genere e natura.
Non nascondo che alla nostra chiacchierata è stato molto utile un impulso forte come quello dato da un ragazzo di terza che alzandosi in piedi ha detto con discreta determinazione “che loro devono rimanere nei loro paesi” ed il fatto di dichiararlo accanto ad alcuni suoi compagni di origini straniere accresce l’importanza di quel confronto appena inaugurato.
Personalmente ammetto di non riuscire più a sorprendermi di nulla poiché lo stato di deterioramento della società italiana è sotto gli occhi di tutti e parlarsi schiettamente di temi così importanti può farci solo bene. Farlo dentro una scuola ci carica di responsabilità ma soprattutto ci illude dell’efficacia costruttiva della conversazione.
Non scendo nei particolari ma aggiungo che il dibattito è stato interrotto solo dalla campanella e in molti hanno voluto dire la loro. Anche una ragazzina ghanese che al suo compagno di cui sopra ha voluto dire che se lei e la sua famiglia avessero potuto scegliere non avrebbero certo abbandonato il loro paese.
L’avvento di un genitore venuto in anticipo a prendere la figlia e incuriosito dalla discussione fa alzare il tono e ci spinge ad entrare più nei dettagli tecnici. Ma si scopre essere di parte perché figlio di emigrati italiani che ha poi sposato una donna brasiliana con la quale ha deciso di tornare a vivere in Italia.
Nessuno tra noi, i ragazzi, gli insegnanti e il genitore ha sentito la necessità di andare via con delle certezze ma quantomeno ci siamo scambiati delle informazioni e degli strumenti di lettura utili a costruirci una personale idea. In molti tra i ragazzi ci hanno ringraziato di quelle ore, a dir loro, interessanti.
Prima di andare via ci fermiamo a farci coccolare dagli studenti che curano il bar e dove avevano allestito un buonissimo e coreografico buffet. In quel frangente le insegnanti che avevano curato un altro momento della giornata alla presenza di due ragazzi stranieri, un bengalese ed un afghano, ci hanno confessato il loro sconforto. I racconti drammatici dei due ragazzi, che avevano attraversato con mezzi di fortuna migliaia di chilometri per raggiungere l’Italia, erano stati disturbati dall’indifferenza e la superficialità dei loro compagni presenti nell’aula. Le insegnanti si mostrano frustrate e si dichiarano disarmate da qualsiasi strumento pedagogico ma a loro ho voluto rivolgere il mio incoraggiamento e con queste righe confermare il mio pensiero. Se (noi società) non cerchiamo di lavorare alla correzione di queste aberrazioni in un ambiente protetto e propedeutico come quello della scuola dove dovremmo farlo?! Conosciamo, è vero, la decadenza del sistema scolastico italiano ma io non conosco ambienti migliori per portare avanti questa sfida!
Insegnanti, parlate con loro, dotateli degli strumenti migliori per farsi strada nella nebbia. E se, come dice Goffredo Fofi, i verbi “educare” e “insegnare” dovessero risultare malvisti potete dire che il vostro compito è quello di aiutarli a tirar fuori da loro la capacità di capire il mondo e di trovarvi un proprio posto, attivo e solidale.

Giandomenico Pumilia

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Diario, Proiezioni e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...